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Pesca: perse 600 mila giornate lavoro in 2020, aiuti a rischio

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Sono 25 mila i pescatori italiani che rischiano di rimanere esclusi dalle misure di sostegno al reddito previste dal decreto del 3 febbraio 2021, per arginare i danni causati dalla pandemia e non solo. Dalle prime stime si tratta di 600 mila giornate di lavoro perse lo scoro anno.

Colpa dei tempi stretti, visto che il termine delle domande scade il 28 febbraio e delle lunghe procedure burocratiche che stanno mandando letteralmente in tilt il sistema. Lo denuncia l’Alleanza Cooperative pesca, nel chiedere una proroga al 30 aprile dei termini per accedere ai 20 milioni di euro previsti per le ore di lavoro perse nel corso del 2020 anche a causa del fermo obbligatorio, maltempo e malattie varie. Una richiesta, quella della cooperazione, condivisa anche con le organizzazioni armatoriali e sindacali, in una lettera inviata qualche giorno fa al ministro del Lavoro Andrea Orlando, che punta a prorogare la scadenza del termine per presentare le domande fissata al 28 febbraio. A cinque giorni dalla scadenza del termine, infatti, l’Alleanza dichiara di essere subissata da richieste di proroga che arrivano da tutte le marinerie italiane. La gestione della procedura richiede tempo e i venticinque giorni per presentare le domande fissati dal decreto sono davvero pochi.

“Le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria e i pochi giorni di tempo per presentare le domande stanno mandando in tilt il sistema”, precisa l’Alleanza, nel sottolineare che tutto l’onere di ricostruire l’attività lavorativa del 2020 spetta al datore di lavoro e le nostre cooperative devono predisporre le istanze per un numero elevato di lavoratori. “Per questo è indispensabile un differimento dei termini”, conclude l’Alleanza, “perchè non vorremmo che per procedure burocratiche troppo lunghe il settore restasse escluso da risorse economiche vitali per tamponare l’emergenza che di danni ne ha fatti fin troppi”. 

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