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Vino: allo studio la biodiversità nei vigneti Rosaneti di Librandi

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Milano, 22 apr. (askanews) - Alla Tenuta Rosaneti di Librandi i risultati del monitoraggio scientifico sui lepidotteri notturni confermano il valore ambientale del modello agricolo adottato dalla Cantina calabrese. Lo studio, condotto da Crea e dal Centro Nazionale di Ricerca Agritech, finanziato dal Pnrr, ha rilevato due specie mai segnalate prima in Calabria e già presentate nel 2025 in tre sedi scientifiche internazionali. La ricerca si è svolta nei vigneti della Tenuta Rosaneti, dove il paesaggio agricolo conserva siepi, bordure, fasce di vegetazione spontanea e aree di transizione. In questo contesto i ricercatori hanno individuato l'Anthracia ephialtes, segnalata per la prima volta nell'Italia continentale, e l'Eublemma cochylioides, rilevata per la prima volta in Italia meridionale. Le due specie risultano oggi note, in Calabria, soltanto nel sito di Librandi. Lo studio è stato coordinato da Stefano Scalercio con il contributo di Marco Infusino e Giada Zucco. I lepidotteri notturni sono considerati indicatori sensibili della qualità ambientale, perché colonizzano habitat in cui le condizioni ecologiche sono favorevoli e stabili. La loro presenza nella Tenuta conferma il ruolo che la gestione agronomica può avere nella tutela della biodiversità nei paesaggi viticoli mediterranei. La Tenuta Rosaneti ospita anche un piccolo vigneto sperimentale di Mantonico Bianco su viti a piede franco. L'impianto si trova su un terreno con oltre il 60% di sabbia, dove le piante sviluppano radici più profonde, raggiungono riserve idriche meno accessibili alle piante innestate e regolano in modo autonomo l'equilibrio tra parte vegetativa e produttiva. Per Librandi, il recupero di pratiche storiche diventa uno strumento per affrontare alcune criticità della viticoltura contemporanea, dalla gestione della risorsa idrica agli effetti dei cambiamenti climatici. Da anni la Cantina adotta anche tecniche di potatura orientate alla longevità della vite. Il lavoro si basa su tagli mirati e contenuti, evitando interventi su legno di tre anni e mantenendo il cosiddetto "legno di rispetto", uno o due centimetri sopra le gemme, per impedire che il cono di disseccamento danneggi il cordone. La pratica richiede più ore di manodopera specializzata ma favorisce piante più longeve, con flusso linfatico integro e maggiore resistenza agli stress idrici e termici. "Una vite sana vive più a lungo, produce uve migliori e sopporta meglio la siccità e le temperature estreme che il cambiamento climatico ci impone di affrontare ogni anno" ha spiegato Davide De Santis, agronomo di Librandi, sottolineando che "la potatura corretta non è un dettaglio tecnico: è il fondamento di tutta la nostra strategia di resilienza". Il ritrovamento dei lepidotteri viene letto dalla Cantina come un riscontro diretto delle scelte compiute nei vigneti e nella gestione degli spazi naturali della Tenuta. "Il ritrovamento di queste due specie non è una sorpresa per chi conosce come lavoriamo" ha dichiarato De Santis, aggiungendo che "questi lepidotteri sono estremamente selettivi nella scelta dell'habitat: la loro presenza è un indicatore oggettivo, ci dice che il sistema ecologico della Tenuta funziona. Le farfalle non mentono". I risultati del monitoraggio sono stati presentati nel 2025 al 28esimo Congresso Nazionale Italiano di Entomologia a Siena, al 24esimo European Congress of Lepidopterology nella Repubblica Ceca e all'incontro annuale dell'Associazione Lepidotterologica Italiana a Pigna. Le presentazioni hanno richiamato l'attenzione sul valore faunistico dei ritrovamenti e sulle implicazioni gestionali del modello agricolo adottato nella Tenuta. "Per noi la terra non è mai stata solo uno strumento di produzione. È il luogo da cui veniamo, che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di restituire integro, o meglio ancora, più ricco, a chi verrà dopo di noi" ha rimarcato la famiglia Librandi, spiegando che "sapere che i nostri vigneti ospitano specie di farfalle mai registrate prima in Calabria ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: è la risposta della natura a decenni di scelte che hanno messo la vita del suolo, delle siepi, delle aree selvatiche sullo stesso piano della qualità del vino. La biodiversità è da sempre centrale nel nostro modo di fare agricoltura". La famiglia Librandi è attiva da tre generazioni nella vitivinicoltura calabrese. Le Tenute di proprietà contano complessivamente circa 350 ettari, di cui 232 vitati, 80 a uliveto e la parte restante a bosco. Le sei Tenute della famiglia sono Rosaneti, Arcidiaconato, Ponta, Pittaffo, San Biase e Brisi, con un lavoro concentrato soprattutto sui vitigni autoctoni del territorio. L'azienda, guidata fino al 2012 dai fratelli fondatori Antonio e Nicodemo Librandi, è oggi condotta da Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa Librandi.

ROCCA DI NETO :: 23/04/2026 :: Alla Tenuta Rosaneti di Librandi i risultati del monitoraggio scientifico sui lepidotteri notturni confermano il valore ambientale del modello agricolo adottato dalla Cantina calabrese. Lo studio, condotto da Crea e dal Centro Nazionale di Ricerca Agritech, finanziato dal Pnrr, ha rilevato due specie mai segnalate prima in Calabria e già presentate nel 2025 in tre sedi scientifiche internazionali. La ricerca si è svolta nei vigneti della Tenuta Rosaneti, dove il paesaggio agricolo conserva siepi, bordure, fasce di vegetazione spontanea e aree di transizione. In questo contesto i ricercatori hanno individuato l’Anthracia ephialtes, segnalata per la prima volta nell’Italia continentale, e l’Eublemma cochylioides, rilevata per la prima volta in Italia meridionale. Le due specie risultano oggi note, in Calabria, soltanto nel sito di Librandi. Lo studio è stato coordinato da Stefano Scalercio con il contributo di Marco Infusino e Giada Zucco. I lepidotteri notturni sono considerati indicatori sensibili della qualità ambientale, perché colonizzano habitat in cui le condizioni ecologiche sono favorevoli e stabili. La loro presenza nella Tenuta conferma il ruolo che la gestione agronomica può avere nella tutela della biodiversità nei paesaggi viticoli mediterranei. La Tenuta Rosaneti ospita anche un piccolo vigneto sperimentale di Mantonico Bianco su viti a piede franco. L’impianto si trova su un terreno con oltre il 60% di sabbia, dove le piante sviluppano radici più profonde, raggiungono riserve idriche meno accessibili alle piante innestate e regolano in modo autonomo l’equilibrio tra parte vegetativa e produttiva. Per Librandi, il recupero di pratiche storiche diventa uno strumento per affrontare alcune criticità della viticoltura contemporanea, dalla gestione della risorsa idrica agli effetti dei cambiamenti climatici. Da anni la Cantina adotta anche tecniche di potatura orientate alla longevità della vite. Il lavoro si basa su tagli mirati e contenuti, evitando interventi su legno di tre anni e mantenendo il cosiddetto “legno di rispetto”, uno o due centimetri sopra le gemme, per impedire che il cono di disseccamento danneggi il cordone. La pratica richiede più ore di manodopera specializzata ma favorisce piante più longeve, con flusso linfatico integro e maggiore resistenza agli stress idrici e termici. “Una vite sana vive più a lungo, produce uve migliori e sopporta meglio la siccità e le temperature estreme che il cambiamento climatico ci impone di affrontare ogni anno” ha spiegato Davide De Santis, agronomo di Librandi, sottolineando che “la potatura corretta non è un dettaglio tecnico: è il fondamento di tutta la nostra strategia di resilienza”. Il ritrovamento dei lepidotteri viene letto dalla Cantina come un riscontro diretto delle scelte compiute nei vigneti e nella gestione degli spazi naturali della Tenuta. “Il ritrovamento di queste due specie non è una sorpresa per chi conosce come lavoriamo” ha dichiarato De Santis, aggiungendo che “questi lepidotteri sono estremamente selettivi nella scelta dell’habitat: la loro presenza è un indicatore oggettivo, ci dice che il sistema ecologico della Tenuta funziona. Le farfalle non mentono”. I risultati del monitoraggio sono stati presentati nel 2025 al 28esimo Congresso Nazionale Italiano di Entomologia a Siena, al 24esimo European Congress of Lepidopterology nella Repubblica Ceca e all’incontro annuale dell’Associazione Lepidotterologica Italiana a Pigna. Le presentazioni hanno richiamato l’attenzione sul valore faunistico dei ritrovamenti e sulle implicazioni gestionali del modello agricolo adottato nella Tenuta. “Per noi la terra non è mai stata solo uno strumento di produzione. È il luogo da cui veniamo, che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di restituire integro, o meglio ancora, più ricco, a chi verrà dopo di noi” ha rimarcato la famiglia Librandi, spiegando che “sapere che i nostri vigneti ospitano specie di farfalle mai registrate prima in Calabria ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: è la risposta della natura a decenni di scelte che hanno messo la vita del suolo, delle siepi, delle aree selvatiche sullo stesso piano della qualità del vino. La biodiversità è da sempre centrale nel nostro modo di fare agricoltura”. La famiglia Librandi è attiva da tre generazioni nella vitivinicoltura calabrese. Le Tenute di proprietà contano complessivamente circa 350 ettari, di cui 232 vitati, 80 a uliveto e la parte restante a bosco. Le sei Tenute della famiglia sono Rosaneti, Arcidiaconato, Ponta, Pittaffo, San Biase e Brisi, con un lavoro concentrato soprattutto sui vitigni autoctoni del territorio. L’azienda, guidata fino al 2012 dai fratelli fondatori Antonio e Nicodemo Librandi, è oggi condotta da Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa Librandi.