Home Ambiente Il decalogo di Legambiente per la transizione ecologica degli Appennini

Il decalogo di Legambiente per la transizione ecologica degli Appennini

69
0

ROMA :: 12/12/2022 :: In occasione dell’International Mountain Day (IMD –  Giornata internazionale della montagna) che si è celebrata l’11 dicembre, Legambiente ha organizzato a Pescasseroli (AQ) – in collaborazione con il Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise, UNCEM, Green Communities e Symbola  – la V edizione del Forum degli Appennini  che è stata l’occasione per fare il punto sulla grande sfida delle green communities in Appennino e per presentare il rapporto “Un’Agenda per la transizione ecologica e climatica degli Appennini” nel quale l’associazione ambientalista racconta le tre aree pilota, sei storie di buone pratiche territoriali, e indica «La strada da seguire per un “Appennino contemporaneo” che oggi più che mai si trova a fronteggiare problemi e nuove sfide ambientali legati anche agli impatti della crisi climatica»,

Secondo il Ciogno Verde, «Il futuro dell’Appennino e dei suoi borghi passa anche dalle green communities. Quelle comunità locali capaci di fare rete puntando su sostenibilità ambientale per rilanciare i territori, contrastare lo spopolamento e dare un nuovo impulso all’economia locale e su cui il PNRR ha destinato 140 mln di euro. Tra le parole chiave di queste communities: energia da fonti rinnovabili, gestione integrata delle risorse idriche, turismo lento e sostenibile, sviluppo di attività di allevamento, agricoltura e gestione forestale rispettose dell’ambiente».

Si parte dall’area reggiana del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, un territorio che interessa 7 comuni dell’Unione montana reggiana (Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Toano, Ventasso, Vetto e Villa Minozzo). Grazie alla GC sarà possibile intervenire sulla salvaguardia del patrimonio agro-forestale e su nuovi modelli agricoli per realizzare produzioni sostenibili, negli allevamenti e nei campi, attraverso la diffusione di tecniche agronomiche innovative nelle aziende di un’area caratterizzata dalla filiera del parmigiano reggiano. Il progetto Green community “Parco Regionale Sirente Velino” (Abruzzo) prevede: il miglioramento nella governance dei processi di gestione delle risorse naturali, il sostegno all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio; la creazione di una rete di mobilità sostenibile con snodi, aree di scambio e sistemi di gestione del patrimonio agro-forestale, con modelli di implementazione della cattura del carbonio e gestione dei relativi crediti ambientali. Il progetto Terre Monviso, in Piemonteprevede tra le principali attività: la creazione di un progetto di housing sociale, coniugando la natura turistica della montagna con un nuovo approccio di abitabilità permanente ovvero destagionalizzata; la riqualificazione edilizio-energetica di edifici pubblici; l’implementazione di una comunità energetica locale pubblico-privata e lo sviluppo di turismo sostenibile che coinvolga tutti i territori rurali della community.

In particolare, per Legambiente, bisogna ripensare una strategia unitaria per gli Appennini puntando in sintesi su 10 pilastri: 1. Rafforzare la governance territoriale e favorire la partecipazione dei cittadini.  2. Migliorare la tutela e la conoscenza della biodiversità appenninica.  3. Inserire gli appennini tra le reti europee di cooperazione territoriale.  4. Aumentare la tutela dei territori appenninici entro il 2030.   5. Promuovere l’economia circolare e le filiere territoriali.  6. Ridurre il divario territoriale e aumentare i servizi per la montagna.  7. Promuovere le comunità energetiche rinnovabili e la strategia per le green communities. 8. Riconoscere alle comunità locali l’impegno per i servizi ecosistemici che garantiscono. 9. Realizzare la rete delle ciclovie degli appennini e incentivare il turismo attivo e sostenibile. 10. Promuovere gli appennini come ecosistema del benessere.

(<Quindi, dicono gli ambientralisti, «Maggiore tutela dei territori e della biodiversità entro il 2030, coinvolgimento delle comunità, inserimento degli Appennini tra le reti europee di cooperazione territoriale, miglioramento dei servizi), occorre  velocizzare la realizzazione delle green communities, coinvolgere in questo percorso anche gli esempi che arrivano dalle comunità delle aree protette e valorizzare al tempo stesso le tante esperienze virtuose territoriali. In fatto di finanziamenti, l’associazione ambientalista ricorda che il Ministero delle Regioni e delle Autonomie ha aperto anche un bando con una dotazione di 135 milioni di euro attraverso il quale sono state selezionate 35 proposte di green communities da finanziare. Per questo bisogna accelerare il passo, senza dimenticare le tante storie di resilienza e innovazione che arrivano da diversi borghi».

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, «La Strategia nazionale per le green communities– rappresenta una opportunità per le comunità appenniniche e, a nostro avviso, uno strumento importante per accompagnare la transizione climatica e mettere in atto azioni per rendere Net Zero questi territori. Per raggiungere questi obiettivi è necessario che le misure della strategia nazionale siano armonizzate con il PNRR e con le strategie nazionali ed europee su temi convergenti (es. biodiversità, foreste, economia circolare, energia, sviluppo sostenibile, aree interne) in modo che le Green community siano un effetto moltiplicatore nel percorso verso territori a zero emissioni a partire dalle comunità appenniniche. Restiamo convinti che tra gli esempi di green community bisogna inserire anche le comunità dei parchi italiani. Per questo sarebbe di estrema utilità individuare nella SNGC un cluster specifico per le comunità delle aree protette italiane, sia perché esistono delle attività e delle esperienze pregresse da non disperdere, sia perché le esperienze delle comunità locali presenti nei parchi italiani rappresentano un credibile riferimento per tutte le green community».

L’Appennino è anche culla di storia virtuose capaci di unire innovazione e sostenibilità ambientale e Legambiente ha presentato anche 6 storie di resilienza e di innovazione:

Si parte dalla web radio “Radio antiche Rue”, ideata da chi vive Gagliano Aterno (AQ) nel cuore della Valle Subequana, nel Parco regionale del Sirente Velino, per raccontare quello che proviene dalle antiche rue, strade del paese e del circondario. A Gagliano Aterno sta, inoltre, prendendo forma il progetto della Comunità energetica rinnovabile: utilizzando la superfice comunale dell’Antico Fontanile, è stato realizzato un primo impianto fotovoltaico da 25KW e batterie di accumulo, parte di un progetto più ampio di 300KW che permetterà di convertire l’intero comune alla autonomia energetica rinnovabile.

Tra le altre storie, quella del primo hub turistico e di culture, La Catasta, in Calabria, nel Parco nazionale del Pollino, all’uscita autostradale di Campotenese. Una struttura polifunzionale, nata nel 2021, che punta sui percorsi culturali, formativi ed enogastronomici. Dalla Catasta si snoda, inoltre, per 20 km la ciclovia del Parco che utilizzando la vecchia linea ferroviaria dismessa arriva a Morano Calabro, anche se il sogno è di completare la ciclovia fino a Lagonegro. In Lunigiana, a Equi Terme, borgo delle Alpi Apuane, la Cooperativa AlterEco  ha messo a punto un progetto sostenuto dalla Regione Toscana nell’ambito del programma a favore delle cooperative di comunità. Qui imprese, operatori turistici professionali e non, proprietari di immobili, associazioni e cittadini, stanno costruendo insieme un Osservatorio civico per sviluppare un approccio partecipativo e progettuale della comunità.  A Corezzo, borgo del Casentino, nel comune di Chiuse della Verna nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi, si riparte dal tortello alla lastra con il progetto della cooperativa comunità “Vallesanta” che sta sviluppando una filiera produttiva locale per realizzare e commercializzare questo prodotto tipico di eccellenza, dalla produzione con materie prime a km 0 al confezionamento fino alla promozione e vendita del prodotto finito.

Altra bella storia arriva dal Molise con l’apiario di comunità di Castel del Giudice (IS), che vede una rete di 30 apicoltori di un’area interna dell’appennino, uniti dai valori della tradizione rurale sviluppare insieme economia sostenibile e tutela della biodiversità, con l’obiettivo di superare i limiti delle piccole dimensioni attraverso il meccanismo della cooperazione e della mutua assistenza. Oltre a produrre miele di alta qualità, si favorisce l’impollinazione dei meleti biologici e si organizzano visite guidate tra le arnie.  In Campania, il Parco regionale del Partenio punta a diventare un parco rifiuti free e sposa l’approccio ridurre, riutilizzare, riciclare. Promuove la realizzazione di compostiere di comunità attraverso il riutilizzo di materiali costruttivi provenienti da potature arboree locali. La proposta nasce dalla volontà di potenziare il compostaggio domestico nei 22 comuni del Parco e per promuovere la produzione di compost da utilizzare come fertilizzante per orti e giardini e riutilizzare, come materiale da costruzione per le compostiere, le potature arboree.

Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, ha concluso: «Gli Appennini sono ricchi di biodiversità e per questo sono sempre più fragili rispetto alle emergenze che incombono, sono però uno spazio territoriale decisivo per vincere la sfida della crisi climatica e frenare la perdita di biodiversità. Si tratta di due fenomeni globali che si influenzano a vicenda e che possono trovare nella natura e negli ecosistemi appenninici una soluzione. Perché la natura è l’alleato principale, il regolatore climatico più efficace e il più potente elemento di immagazzinamento della CO2. Per, questo, oltre a ridurre le emissioni in atmosfera, dobbiamo utilizzare meglio il contributo che offrono la natura e gli ecosistemi nelle strategie di adattamento e mitigazione contro la crisi climatica. Insieme alle soluzioni basate sulla natura per sconfiggere le emergenze, gli appennini hanno bisogno di risolvere anche le questioni storiche legate alla fragilità sismica e idrogeologica, alla mancanza di opportunità di sviluppo economico che genera spopolamento e abbandono,  alla carenza dei servizi».

Articolo precedenteTutto pronto per la terza edizione del “Presepe Vivente di Aieta”
Articolo successivoQuelle viti abbracciate dai castelli in Valle d’Aosta